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Halloween, la globalizzazione, il business e i media: la paura fa sessanta (minuti in meno)

Lunedì 31 Ottobre 2011, 09:00 in Attualità, Confessioni di un blogger, Intrattenimento di

Halloween-Costumi.jpg

Fine ottobre. E' tutto un proliferare di servizi ed articoli su Halloween, la notte di Halloween, i party di Halloween, i costumi di Halloween, le zucche di Halloween, i teschi (di plastica) di Halloween.

Mi ricordano alcuni matrimoni in Estremo Oriente. A certi asiatici piace il rito del matrimonio all'occidentale perchè "è figo", quindi lo riproducono nei minimi dettagli: l'abito da sposa, l'organo, eccetera. Ma non c'è storia né cultura, dietro. Lo fanno perchè è bello. Una pura questione estetica.

Mi pare che  Halloween in Italia funzioni allo stesso modo. L'abbiam fatto nostro perchè "fa folklore", perchè "fa colore", perchè "ahah-che-ridere". Mi ricordo che appena quindici anni fa, però, non si festeggiava. C'era (c'è?) solo Ognissanti, in cui si andava a mettere i fiori sulle tombe dei parenti. Adesso si celebra Halloween perchè, se la scelta è tra l'andare a sbronzarti con le amiche in abitini sexy o portare i crisantemi con la prozia al cimitero, lo capite da voi cos'è più spassoso.

Halloween fa trendy, ma mica tutti sanno di cosa si tratta. Ogni occasione è buona per festeggiare - e per cercare di venderti qualcosa, of course. Per esempio, quanti saprebbero dire perchè si festeggia Carnevale (che, in quanto a costumi, sarebbe il "nostro" Halloween)? Non molti, mi sa.

Sarebbe utile, invece, avere le giuste coordinate spazio-temporali: in fondo ci viviamo, su 'sto pianeta. Sarebbe d'uopo informarsi almeno un po'. Ultimamente pare che le feste si facciano solo in base a quel che si può smerciare: a Natale i giocattoli e i panettoni, a Pasqua le uova di cioccolato e le colombe, a Carnevale i costumi da Batman o da Michele Misseri.

Se qualcuno parlasse di Samhain, la festa dei morti celtica, molti non saprebbero neanche da che parte girarsi. Idem per Lughnasa, la festa di Lugh (o Lùg), divinità dei Galli, che oggi può essere associata a Ferragosto. O per la citta di Lione, che anticamente si chiamava Lugdunum: da Lugh, stessa divinità. O per il pittoresco Arlecchino (cioè Hellequin, cioè Holle Konig, re dell'Inferno) e la sua connessione con l'ancestrale concetto di Caccia Selvaggia.

In realtà non gliene frega niente a nessuno. L'importante è avere lo smartphone, apparire alla moda e stare in fila per ore per farsi firmare il libro da Fabio Volo.

Adesso c'è la globalizzazione, vediamo gli ammerigani che si riempiono di zucche, dolcetti e pipistrelli di gomma e allora ci buttiamo nella mischia anche noi, chè siamo così multiculturali (solo quando conviene, altrimenti siamo tradizionalisti).

Si fan le cose perchè le fanno anche gli altri o perchè magari l'abbiam visto in tivù. Senza pensarci troppo. Che può starmi pure bene, ma un minimo sindacale di consapevolezza non sarebbe male. E' un po' come andare a letto con una di cui sai a malapena il nome: okay, ti sarai pure divertito, ma la mattina dopo cosa succede? E se poi lei è una pazza? Se è una superficiale e/o pretenziosa (cosa che personalmente detesto)? E se appena te ne vai corre a sparlare di te con le amiche? E se usa le lacrime come arma, o il sesso come ricatto? Ancora peggio: e se poi ti si presenta davanti con un bebè in braccio affermando che è tuo, perchè in realtà è una disperata che ha cercato il pollo (tu) da incastrare?

Un po' puttana, penserà qualcuno.

(viva le donne che stanno con te perchè ti apprezzano *per ciò che sei*, non perchè *vogliono qualcosa*)

Il problema è che anche noi, a causa dell'onnipresente business/marketing, rischiamo di diventare un po' puttane. "Viva Halloween!" e magari non sappiamo manco cos'è. Inizi facendo festa e finisci che ti fanno la festa. Con i media in posizione privilegiata, cioè subito dietro, prontissimi ad approfittarne per vendere qualche gadget in più.

P.S. = ah, già, la questione dell'ora legale/solare. Sessanta minuti in meno. L'altra mattina mi sveglio e alè, di corsa (yawn) a rimettere a posto gli orologi di casa. Se ci penso mi viene il magone, perchè m'accorgo che è passato un altro anno. Diobono come corre il tempo. Vabbè. Io posso capire i motivi economici dietro la scelta di spostar le lancette avanti e indietro ogni sei mesi, ma vedere che fa buio alle quattro e mezza del pomeriggio mi mette addosso una pesante tristezza. E' proprio necessario?

8
8 commenti
8
31 Ott 2011
alle 22:21

Paolo Siciliano

Petra, in effetti ciò che mi lascia perplesso è che viene deciso di punto in bianco, solo per merchandise.

Paolo Enne, i romagnoli che fanno l'Haka mi mancavano, grazie per la segnalazione.

Piero, quando si dice 'na botta de cultura. :)

Dai, tra poco esco col post sul Grande Fratello, và.

7
31 Ott 2011
alle 22:09

Piero Giuseppe Goletto

(i precedenti commenti sono il sunto di due voci di Wikipedia).

6
31 Ott 2011
alle 22:07

Piero Giuseppe Goletto

... soggiungo che la data di Ognissanti fu fissata al 1º novembre per farla coincidere con il Samhain, l'antica festa celtica del nuovo anno, a seguito di richieste in tal senso provenienti dal mondo monastico irlandese.

 

Scusate per la prolissità, ho pensato potesse interessarvi questa piccola nota storico-antropologica.

 

 

5
31 Ott 2011
alle 22:05

Piero Giuseppe Goletto

Halloween si lega alla festa di Samhain celtica.

I Celti erano influenzati principalmente dai cicli lunari e delle stelle che segnavano lo scorrere dell'anno agricolo che iniziava con Samhain (in novembre), alla fine dei raccolti, quando il terreno veniva preparato per l'inverno.

La vigilia di Samhain (in irlandese Oidhche Shamhna) era la festività principale del calendario celtico, probabilmente celebrata il 31 ottobre, rappresentava l'ultimo raccolto, e coinciderebbe, secondo alcune fonti, con la fine anno.

Nella dimensione circolare-ciclica del tempo, caratteristica della cultura celtica, Samhain si trovava in un punto fuori dalla dimensione temporale che non apparteneva né all'anno vecchio e neppure al nuovo; in quel momento il velo che divideva dalla terra dei morti si assottigliava ed i vivi potevano accedervi.

Come molte feste celtiche, veniva celebrata a più livelli: dal punto di vista materiale era il tempo della raccolta e dell'immagazzinamento del cibo per i lunghi mesi invernali. Essere soli in questa occasione significava esporre sé stessi ed il proprio spirito ai pericoli dei rigori invernali. Naturalmente, questo aspetto della festa ha perso in epoca moderna gran parte del suo significato, visto che oggi le carestie fortunatamente non costituiscono più un problema come presso le antiche società rurali.

Spiritualmente parlando, la festa era un momento di contemplazione. Per i Celti morire con onore, vivere nella memoria della tribù ed essere ricordati nella grande festa che si sarebbe svolta la vigilia di Samhain era una cosa molto importante (in Irlanda questa sarebbe stata Fleadh nan Mairbh, "Festa dei Morti"). Questo era il periodo più magico dell'anno: il giorno che non esisteva.

I Celti credevano che durante la notte cadessero le barriere fra i mondi che il mondo dei morti potesse entrare in contatto con quello dei vivi. I morti avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano mentre erano in vita, e celebrazioni gioiose erano tenute in loro onore.

Da questo punto di vista le tribù erano un tutt'uno col loro passato ed il loro futuro. Questo aspetto della festa non fu mai eliminato pienamente, nemmeno con l'avvento del Cristianesimo.

Samhain fa parte dei momenti dell'anno che segnano tangibilmente il ritmo solare - lunare - agricolo ed è una festa di distruzione e ricostruzione del tempo cosmico, per cui chi non vi partecipa rischia di essere distrutto poiché è escluso dal tempo. 

 

Infine, dal punto di vista dell'ordine cosmico, il sorgere delle Pleiadi, le stelle dell'inverno, segna la supremazia della notte sul giorno. In alcune parti della Bretagna occidentale, si usa cucinare le kornigou, torte a forma di corna di cervo, a simboleggiare il Dio cornuto che perde le corna prima di ritornare nel suo regno nell'Aldilà.

4
31 Ott 2011
alle 22:01

paolo enne

Di Halloween penso esattamente la stessa cosa che penso quando vedo una squadretta di rugby romagnola interpretare la HAKA prima delle partite. Non esiste più la "cultura" intesa come "identità culturale", quindi questi giovinastri replicano a pappagallo qualsiasi cosa che si riesca a scimmiottare.

3
31 Ott 2011
alle 21:58

Petra

Paolo è vero quest’anno è peggio degli anni passati, ovunque c’è davvero un’invasione halloweeniana. Rientrando a casa anch’io ho incontrato per strada orde di bambini travestiti che ripetevano proprio “dolcetto o scherzetto”. Mi sono chiesta se ero io a trovarmi all'improvviso catapultata dentro la tv, o se era la tv ad essere uscita dalle case per impadronirsi della vita...

2
31 Ott 2011
alle 18:52

Paolo Siciliano

Petra, a me pare una tradizione fasulla. Del tipo che l'anno scorso niente, e quest'anno all'improvviso tutti a farlo. Han deciso che è una festa nostra, ma senza nulla alle spalle. Come se iniziassimo a festeggiare da un giorno all'altro il Capodanno Marziano.

Nel mio quartiere, ad esempio, in queste ore vedo gruppi di ragazzini agghindati da maghetti e streghette che vanno in giro con le zucche (e fanno scoppiare i soliti petardi). Spero non vorranno davvero fare dolcetto o scherzetto, stasera, perchè conosco gente che al massimo può regalare loro una bella secchiata d'acqua se fan troppo casino sotto le finestre.

1
31 Ott 2011
alle 17:01

Petra

Finalmente leggo qualcosa su Halloween che non sia la solita celebrazione vuota e senza un pensiero dietro, che dilaga invece tra tv e giornali!

Sono molto d’accordo con quanto letto, tra l’altro pensavo al fatto che i bambini di oggi crescono come fosse una loro festa, quando culturalmente in realtà non ci appartiene e solo perché rientra nel consumismo sfrenato della società oggi (non c’è lavoro, viviamo i disagi della crisi ogni giorno eppure però c’è chi fa la fila per ore per comprarsi l’ultimo modello di i-Pode!) Anche le scuole promuovono questa festa, ma sembra senza mai associarla a qualcosa che fa parte delle tradizioni più antiche e che è ben più profonda di quella che è diventata negli Usa e che ci ritroviamo oggi anche nel nostro paese.

Per dire nel passato anche in alcune realtà regionali d’Italia, si preparavano per la notte di Ognissanti dei dolcetti da regalare anche ai bambini ma che dovevano andare in dono ai cari defunti. Un modo per ricordare chi ci aveva lasciato e stabilire un contatto con il mondo degli estinti, mi sembra abbia un’altra valenza rispetto alle streghette e i fantasmini importati dall’America.

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