Criticare la TV per legittima difesa
Terry Pratchett è uno dei miei autori preferiti. E' dotato di un'intelligenza brillante e di una ironia tipicamente british, leggera come l'aria ma tagliente quanto un coltello.
Nei suoi libri, venduti in tutto il mondo, si prende gioco delle piccole e grandi miserie umane inserendole in un contesto singolarmente fantasy, dando vita ad un mondo (il Mondo-Disco) popolato da draghi, maghi e creature d'ogni sorta, in cui può riversare - sbeffeggiandolo - ogni aspetto della nostra società. Nel romanzo intitolato Sorellanza Stregonesca (di cui vi ho già parlato), ad esempio, è alle prese con il concetto di parola. "Quanto sono potenti le parole?" si domanda Pratchett. Per spiegarcelo, egli ricorre ad un giullare di corte al servizio d'un duca impazzito ed una maligna duchessa: questi vorrebbero togliere di mezzo le tre streghe buone protagoniste della storia, ed il povero buffone è costretto a consigliarli.
(brano tratto da "Sorellanza Stregonesca", pagine 124-126)
Il duca sorrise, guardando la foresta.
"Funziona", disse. "La gente mormora contro le streghe. Come sei riuscito a farlo, buffone?"
"Battute, zietto. E pettegolezzi. La gente è già disposta a credere comunque ad essi. Tutti rispettano le streghe. Il fatto è che nessuno le ama in modo eccessivo."
(...)
"Sembra che le parole siano estremamente potenti" disse la duchessa.
"Lo sono sul serio, mia signora, Le parole possono cambiare il mondo" rispose il buffone.
Gli occhi della donna si restrinsero.
"L'hai già detto prima. Ma io non sono ancora convinta. Sono gli uomini forti a cambiare il mondo" disse lei. "Gli uomini forti e le loro opere. Le parole sono soltanto come la glassatura su una torta. E' ovvio che tu pensi che le parole siano importanti. Tu sei debole, non hai nient'altro."
"La vostra signoria si sbaglia."
La grossa mano della duchessa tamburellò con impazienza sul bracciolo del trono.
"Farai meglio ad essere in grado di giustificare la tua affermazione"
"Signora, il duca desidera abbattere le foreste del regno, non è così? Ma questo tipo di politica ha incontrato una feroce opposizione."
"Cosa?"
"Alla gente non piace."
La duchessa esplose. "E che importa?" ruggì. "Siamo noi a governare! Faranno quel che diciamo noi o verranno condannati a morte!"
Il buffone ballonzolò, piroettò e agito le mani in modo conciliatorio. "Non c'è bisogno, non c'è bisogno!" disse in tono disperato. "Non avete assolutamente alcun bisogno di farlo! Quel che state facendo..." fece una pausa per un istante mentre le labbra continuavano a muoverglisi velocemente "...voi state investendo in un progetto ambizioso e a larga scala per incentivare l'agricoltura, fornire impiego a lungo termine per le segherie, aprire nuovi terreni per lo sviluppo e ridurre la possibilità di banditismo."
Questa volta il duca sembrò davvero sconcertato. "E come faccio a farlo?" chiese.
"Abbatti le foreste."
"Ma hai appena detto..."
"Chiudi il becco, Felmet (nome del duca, N.d.P.)" gli intimò la duchessa. Sottopose il buffone ad un altro pensieroso e lungo sguardo.
"E come si fa - disse lei alla fine - a tirar giù le case della gente che non si sopporta?"
"Migliorie urbanistiche" rispose il buffone.
"Io stavo pensando di bruciarle."
"Migliorie urbanistiche igieniche" aggiunse prontamente il buffone.
"E seminare il terreno col sale?"
"Immagino che questo sia un progetto di miglioria urbanistica igienica e insieme un programma d'abbellimento della periferia. Potrebbe anche essere una buona idea piantarci degli alberi."
"Niente più alberi!" gridò il duca.
"Oh, ma che importanza ha? Non sopravviveranno comunque. La cosa veramente importante è farli piantare" chiosò il buffone.
"Ma io voglio anche aumentare le tasse" aggiunse la duchessa.
"Allora, vossignoria, avrai bisogno di finanziare il tuo ambizioso programma per il paese."
"Come?" chiese il duca, che si era perso nuovamente.
"Vuol dire che abbattere gli alberi costa" replicò la duchessa. La donna sorrise al buffone. Era la prima volta che la vedeva guardarlo come se lui fosse qualcosa di più di un disgustoso piccolo scarafaggio. Nel suo sguardo la componente scarafaggio era ancora notevole, però diceva: "Buon, piccolo scarafaggio, mi hai insegnato un bel trucco."
"Interessante" disse lei. "Ma le tue parole possono anche cambiare il passato?"
Il buffone ci pensò un po' su.
"Ancor più facilmente, ritengo" rispose. "perchè il passato è ciò che la gente ricorda e i ricordi sono parole. Chi sa come si è comportato un re mille anni fa? Ci sono soltanto narrazioni e storie. E, ovviamente, recite (film, tv, giornali, N.d.P.).
"Stai dicendo che la storia è quel che viene raccontato alle persone?" chiese la duchessa. Il buffone si guardò attorno nella sala del trono e trovo il ritratto di Re Gruneberry Il Buono.
"Lo era davvero?" chiese lui, indicandolo. "Chi lo sa, adesso? Buono a fare cosa? Tuttavia rimarrà Re Gruneberry Il Buono fino alla fine del mondo."
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