Criticare la TV per legittima difesa
Se c'è una cosa che mi colpisce di Don Matteo, in questi giorni in onda su raiuno all'ora di pranzo, è l'estrema semplicità della trama. Non avevo mai avuto occasione di vederlo per intero, prima, e devo dire che la cosa balza all'occhio. Non che sia una scelta negativa a priori, però a me appare come un prodotto creato per un target ben preciso, molto lineare, mansueto, innocuo.
In un mondo che va da tutt'altra parte, con i Lost, i 24, i Dr.House e il crollo d'ogni certezza, Don Matteo rappresenta la riproposizione ad libitum dei "cari vecchi valori" - a cui sarebbe indubbiamente bello affidarci, ma che spesso non hanno riscontro nella realtà.
E' di certo un telefilm rassicurante, oltre ad essere un bello spottone per la Chiesa e le Forze dell'Ordine. Non che ci sia qualcosa di male, però l'Italia delle fiction sembra ancorata alle solite categorie-clichè: medici, preti, poliziotti.
C'è un'atmosfera casereccia, così tipica delle produzioni italiane. Ogni problema, inoltre, viene affrontato con uno stile piuttosto retrò, nel senso che viene narrato da una prospettiva ageè: il mondo giovanile, ad esempio, è dipinto come lo vedrebbero i nostri nonni, coi teenager spinti da motivazioni poco giudiziose e magari ammiratori di strani gruppi musicali dai nomi incomprensibili (salvo poi scoprire che la band musicale giovanile è impegnata nel sociale e lavora la ceramica nel tempo libero, perchè "suonare è il nostro lavoro, ma *questa* - lavorar la ceramica - è la nostra avventura").
Due cose, in particolare, mi sembrano se non noiose, almeno curiose: la prima è la quantità esorbitante di reati commessi in quella che a tutti gli effetti appare come una placida cittadina di provincia. E' lo stesso effetto che colpisce le località in cui transitano Poirot o Sherlock Holmes: dove vanno loro, appare un crimine, al punto che uno inizia a domandarsi se non siano loro a portare un pizzico di rogna. Dal momento, però, che è poco indicato dare del portaiella ad un prete (Don Matteo), sorvolerei.
La seconda cosa è l'immarcescibile Fiera dei Buoni Sentimenti presente all'interno dello sceneggiato. Un buonismo d'annata, melenso e totalizzante, che colpisce tutti, ma proprio tutti. Un mondo per certi versi simile a quello "rosa pastello" di Beverly Hills 90210, in cui i buoni sono buoni e i cattivi sono cattivi-ma-non-troppo.
Singolarmente molesta risulta essere la bambina adottata da Don Matteo, nove volte su dieci imbronciata per i motivi più disparati (fàttela 'na risata, ogni tanto), che ad esempio viene presa in giro dalla maligna compagnuccia di scuola, le dà una leggera spinta, quella cade manco fosse stata investita da un TIR, si scopre che le ha spezzato il braccìno, quindi la bambina - che palle - si sente in colpa (per essersi difesa da una piccola carogna), l'altra - forse rintronata per la botta subìta - ha un repentino cambio di personalità e diviene bbbuona ("Non preoccuparti, so che non lo hai fatto apposta"), e guardatuchecasopazzesco diventano amiche per la pelle.
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alle 16:20
Daniele
Tutto giusto, ma... non mi toccare Terence Hill!:D
Perché oltre ad essere Terence Hill (appunto) è anche sopravvissuto al bombardamento di Dresda, e questo lo autorizza ad essere tutti i Donmattei che vuole... ahahahahahah