Criticare la TV per legittima difesa
Ricorderete - ma anche no - gli insulti che mi ero preso ai tempi della messa in onda della fiction Il Capo dei Capi. Allora Facebook era roba per pochi eletti, per intenderci era ancora impossibile ritrovare i simpatici amici delle medie che ti taggano ogni giorno nelle foto di classe o le ex fidanzate che ti contattano per rivivere momenti spensierati all'insegna del "Quando eravamo giovini e senza pensieri".
Come saprete in questi giorni tanti si sono indignati per i gruppi su Facebook a sostegno di Totò Riina, ma come ben saprete se frequentate il maligno social network gruppi di questo genere ne sorgono ogni giorno. Ce ne sono alcuni opinabili, altri folli (ed è questo il caso), una marea di inutili: tipo "Quelli che amano le frittelle di mele". Guarda caso i gruppi in onore del boss sono sorti con la seconda messa in onda della fiction Il Capo dei Capi, che anche al secondo passaggio natalizio ha ottenuto ottimi risultati. Allora era o non era pericolosa questa benedetta serie?
Bah, per scoprirlo potete tornare a leggere i commenti a questo post, che nel frattempo sono aumentati donandoci una fitta fauna di sostenitori del mitico Totò. Passare da lì al gruppo su Facebook il passo è breve, per questo credo che non sia la mafia in prima persona a gestire lo sbarco su internet, quanto piuttosto la fervida mente di ragazzini rincoglioniti che in mezzo alla mafia nascono e crescono. Al sud Cosa Nostra è una realtà, come la presenza dei gianduiotti a Torino o del panettone a Milano. E' normalità. Anzi, in alcuni casi è un'opportunità, uno scudo protettivo, un'amica alla quale affidarsi per sopravvivere o per difendersi: insomma, manna dal cielo in una regione abbandonata a se stessa.
Se anche la televisione ci si mette allora rischiamo di finire in una spirale senza via d'uscita: l'effetto di un Totò rinnovato sotto forma di personaggio televisivo è stato dirompente. Gli omicidi reali si sono tramutati in sangue di scena, l'umanità di quell'ometto tutto pane amore e fantasia è diventata dominante su tutto il resto.
E poi, santi numi, che senso ha richiedere la cancellazione dei gruppi facebookiani, cosa si vorrebbe ottenere? La rete ospita la vita, con tutti i suoi coglioni. Facebook a maggior ragione. Cancellando l'espressione della coglionità non si risolve nulla, si insabbia e basta. La punta dell'iceberg, l'unica ad affiorare, è stata ricacciata negli abissi, ma questo non vuol dire che l'enorme base dell'iceberg non sia viva e pimpante, così felice perchè protetta dall'acqua dell'oceano che ne mantiene la temperatura di sopravvivenza.
E quell'acqua, fredda al punto giusto, è composta da tanti personaggi che vediamo ospiti a Porta a Porta.ciao sono luisa e ti scrivo da showfarm... dovrei contattarti per chiederti una cosa sul tuo blog. come posso fare? scrivimi a lbianco@showfarm.com
Certo che se prima potevamo solo ipotizzare che Riina avrebbe avuto seguaci nei telespettatori, oggi Facebbok fa da cartina tornasole e ci si stupisce davanti a tutto questo, possibile che ancor oggi le idee malsane della mafia siano così radicate in un territorio che non è più isolato e lontano anni luce dal nord?
Possono anche cancellare i gruppi su FB, ma i giovani che vedono nella mafia la vera istituzione in cui credere continueranno a pensarla in quel modo. Ma si sa che qui in Italia si punta ad censurare, non ad educare.
Meglio nascondere queste brutte cose e far finta che non esistono. I gruppi FB pro-mafia sono visibili a tutti; cancellandoli, il fenomeno viene circoscritto alla sola Sicila. E allora noi al nord siamo tutti più felici. E' un po' come quando si punta a far sparire le prostitute e gli spacciatori dalle strade: non importa se questi si ritrovano altrove, basta che le strade siano più belle!
Se poi si può sparare a zero contro internet, ben venga: è la manna dei giornalisti e dei politici.
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alle 14:52
Matteo Failla
Ciao, scrivimi pure a teledicoio@gmail.com